Betulla

La gemma della bellezza

“Più sottile non può ramificarsi,

Più leggero piegarsi al vento,

Con più nobiltà levarsi nell’azzurro

Tenera, giovane e flessibile”

H.H.

Come nella poesia di Hermann Hesse, il gemmoderivato di Betulla pubescente ci permette di rimanere teneri, giovani e flessibili. In Farmacia le mie colleghe la chiamano Gemma della Bellezza. Le sue funzioni sono molteplici: sostegno della funzionalità surrenalica (in caso di astenia), regolazione del mesoderma cioè della struttura muscolo scheletrica, sostegno immunitario, astenia psicofisica, ciclo irregolare, disturbi della menopausa.  Per un’azione completa, in gemmoterapia, si utilizzano due parti della pianta: le gemme e gli amenti. Infatti la funzione rimineralizzante viene esplicata dalle gemme mentre le funzioni di regolazione ormonale dagli amenti.  Il gemmoderivato in soluzione madre (definito anche gemmoderivato concentrato) si assume dalle 15 alle 20 gocce per due volte al giorno. Si utilizza sia nell’uomo sia nella donna. L’azione regolatoria di questo rimedio rende il suo utilizzo sicuro. 

Pol Henry descrive la sua azione stimolante sulle cellule di Kuppfer del fegato e dei mastociti del midollo osseo. Nota la funzione drenente e detossificante a livello linfatico attraverso la stimolazione del RES (sistema del reticoloendoteliale)

Se dovessimo pensare ad alcune parole chiave che racchiudano nel loro significato le indicazioni di questo gemmoderivato, queste sarebbero: stanchezza, esaurimento, astenia psicofisica.

Focus sull’esaurimento

Fattori di stress protratti nel tempo coinvolgono la risposta dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che attiva un processo a cascata che termina con la produzione di cortisolo. Questo porta ad un generale aumento del metabolismo che si manifesta con l’accelerazione della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della sudorazione, della respirazione, della concentrazione di zucchero e di grassi nel sangue, con contrazione dei muscoli scheletrici, confluenza del sangue dalle aree periferiche e dagli organi secondari verso cuore, polmoni e muscoli scheletrici, con la riduzione delle secrezioni e della motilità gastroenteriche, con l’innalzamento della soglia del dolore (produzione di betaendorfine) ed infine con la riduzione dell’attività del sistema immunitario. 

La Gemma di Betulla pubescente è indicata nell’individuo, sia uomo che donna, che deve reggere lo stress, sovraccaricato di impegni reali o percepiti che finisce con l’andare incontro ad un esaurimento generale. Per sostenere lo stress, l’individuo ha bisogno di cortisolo (ormone della resistenza) di cui aumenterà la sintesi attraverso il colesterolo e il calcio, i carboidrati serviranno invece per produrre energia.

Di conseguenza in queste persone possiamo notare:

• ricerca di carboidrati;

• valori di colesterolo alti;

• aumento dei trigliceridi;

• tendenza depressiva;

Il cortisolo, essendo un ormone iperglicemizzante, tende a causare un’ipoglicemia reattiva dovuta all’eccessiva stimolazione dell’insulina che dà inizio a nuova produzione di cortisolo. Da qui si mantiene un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Talvolta quantità e qualità dell’attività fisica non sono adeguate e, in alcuni casi, possono peggiorare o cronicizzare questa fase di stallo metabolico. Il risultato è che lo zucchero presente nel sangue non verrà utilizzato dai muscoli e l’organismo tenderà ad immagazzinarlo sotto forma di grasso viscerale: l’uomo tenderà ad ingrassare mostrando la classica pancetta, la donna invece svilupperà sopratutto cellulite. Le cellule saranno però sempre più affamate di zucchero, da qui la richiesta continua a livello centrale. L’infiammazione di fondo in questi casi tende ad aumentare. In questi casi può avere senso utilizzare in associazione alla betulla un gemmoderivato come il Tiglio per tentare di calmare questa iper reattività del sistema.

Il protrarsi nel tempo di questo quadro metabolico porterà all’esaurimento delle riserve di cortisolo: la fase di eccitazione, dopo una fase di stallo, lascerà posto alla depressione perché l’organismo, non avendo più risorse, perderà la capacità di reazione. Il risultato di questo processo è l’esaurimento metabolico: la persona non è più in grado di reggere lo sforzo, non ha forza fisica, riesce a sostenersi solo attivando il sistema nervoso (catecolamine). Sente il bisogno di fare pause continue, sperimenta la perdita della libido, dolore alle articolazioni, il gonfiore mattutino di occhi e articolazioni, risvegli notturni e la difficoltà a riaddormentarsi.

Il gemmoderivato di Betulla ci potrà dare una mano a far ripartire il sistema. Tuttavia occorre ascoltare i segnali del nostro organismo e, se possibile, rallentare un po’.

Attenzione a non confondere la Gemma con la Linfa, comunemente nota come Sève de bouleau. Questa ha un’azione prevalentemente drenante e diuretica. 

Autore

Roberto Camnasio

Colesterolo

“Un grande indicatore”

A cosa pensate se vi dico colesterolo?

Comunemente siamo portati a pensare che sia un nemico da combattere, l’introduzione nel linguaggio comune del concetto di “colesterolo buono” e “colesterolo cattivo” la dice lunga. Questa convinzione deriva dal pressing mediatico degli anni ‘90, con la distribuzione delle statine (farmaci che inibiscono la sintesi endogena di colesterolo). Attenzione! Non sto dicendo che le statine siano dannose tuttavia solo il medico può fare una valutazione corretta del rischio-beneficio basandosi sull’analisi dei fattori di rischio personali. Culturalmente si è tuttavia diffuso il pensiero che il colesterolo fosse da abbassare a tutti i costi e che il suo innalzamento dipendesse dalla nostra alimentazione. La demonizzazione del “grasso” ha portato alla diffusione di prodotti light (senza grassi), integratori a base di riso rosso fermentato fino ad arrivare ad alimenti specifici per la riduzione del colesterolo. Questo a portato alla drastica riduzione del consumo dei grassi (anche quelli buoni) e insieme ad altri fattori, il risultato è stato un aumento dell’obesità. Iniziamo a sfatare questo mito: il grasso non fa male, consumare grassi buoni (evitando i grassi idrogenati) ci aiuta a migliorarne il metabolismo oltre a fornire energia. Spesso consiglio pack di grassi ai miei atleti!

Allora più che pensare al colesterolo come un nemico da combattere a tutti i costi, domandiamoci a cosa serve e allora scopriremo che è importante per la sintesi della vitamina D, degli ormoni steroidei, per la produzione della bile e la stabilizzazione delle membrane cellulari.

Quando i livelli di colesterolo nel sangue si alzano ciò non dipende da quante uova o formaggi mangiamo, la dieta ha un ruolo marginale e più avanti vedremo quale, il colesterolo aumenta quando iniziamo ad avere le prime difficoltà di resistenza allo stress. Infatti nei giovani i valori, in genere, sono più bassi, con l’avanzata dell’età possono aumentare e nella donna in menopausa (che perde in parte il prezioso aiuto degli estrogeni) i livelli di LDL si alzano. I valori non sono così stabili come spesso si crede, salgono e scendono come abbiamo visto in dipendenza dell’età e il sesso. Tuttavia viene sempre trascurato un fatto molto importante: il colesterolo è strettamente legato ai livelli di stress che ne può alterare i valori di un più o meno 20% anche giornalmente: significa che lo stesso soggetto può avere un colesterolo che varia da 220 a 260.

Senza addentrarci nei meccanismi biochimici vi basti sapere che l’eccesso di stress porta ad un aumento di produzione di Noradrenalina che a sua volta porta alla riduzione dei recettori per LDL e di conseguenza troveremo dei valori di “colesterolo cattivo” più alti. Sempre a causa dello stress, sopratutto se protratto nel tempo, aumenteranno i livelli di cortisolo che stimola la lipolisi (cioè porta all’aumento dei grassi circolanti) e ne diminuisce il metabolismo. La resistenza al cortisolo infine stimola i circuiti di rilascio di DOPAMINA nel nucleo accumbens (area del piacere) che ci spinge a consumare più zuccheri e grassi. Insomma, un vero e proprio circolo vizioso!

Allora non pensiamo solo ad abbassare i valori di colesterolo ma iniziamo a lavorare sulle cause.

Cerchiamo di ridurre il superfluo che ci porta ad accumulare più stress, utilizziamo dei rimedi che ci aiutano a ridurre la percezione di questo stress (spesso parte tutto dal cervello), riduciamo il consumo di alimenti che sostengono l’ipersimpaticotonia (caffè, ginseng, guaranà, cioccolato, solanacee, zuccheri semplici, glutammato ecc) e sopratutto programmiamo nella nostra settimana da 75 a 150 minuti di attività fisica.

Eseguire un test funzionale come il Prefitbodyscan può essere un modo ulteriore per scegliere adeguatamente l’integrazione più corretta al fine di prevenire la resistenza al cortisolo e sopratutto per sentirsi meglio.

Concludo consigliando a tutti coloro che prendono statine o riso rosso fermentato di associare sempre una supplementazione di CoQ10.

GOOD FATS – LESS FATS

Roberto Camnasio

Test del sonno

E tu, di che sonno sei?

Dopo la guida Sintomaticamente e la diretta con la Psicologa Michela Cavallaro, ho pensato di approfondire la tematica de sonno, fondamentale per il nostro equilibrio neurovegetativo. Per questo ho tradotto in digitale e condivido con voi, un test di 27 domande, ideato da Sitaritalia, con lo scopo di distinguere tre tipologie di alterazione del sonno. Secondo il modello funzionale il consiglio del rimedio sarà differente per ciascuna categoria. I consigli che vi darò sulla base delle risposte non si sostituiscono in alcun modo ad una valutazione medica e hanno lo scopo di aumentare la vostra consapevolezza rispetto a questo disturbo.

Se vuoi fare il test, clicca sul link. (ricorda di inserire la mail per avere la risposta al test. Ti chiedo un po’ di pazienza per la risposta :-))

TEST DEL SONNO

Tu come dormi?

Quando chiedo ai miei clienti come dormono, i più simpatici rispondono: ”di lato”, ”a pancia in giù”, “con il pigiamone della nonna” e non nego che ogni volta che capita mi strappano una risata. Sopratutto perché alcune volte sono seri ed effettivamente non capiscono la domanda. Probabilmente sembra strano che un Farmacista si interessi al loro sonno, essendosi recati in Farmacia per altre ragioni.

Una volta compresa la domanda,  la maggior parte delle persone iniziano a descrivermi varie problematiche legate al riposo notturno. In tanti faticano ad avere un sonno ristoratore e questo si ripercuote sul nostro stato di salute fisica e psichica. 

Per quanto riguarda i meccanismi fondamentali del sonno, a livello scientifico siamo ancora nel campo delle teorie. Abbiamo tuttavia alcune certezze, una di queste è che durante la notte, il nostro sistema utilizza molta energia: il metabolismo basale non si “spegne”. Questo è un evidente segnale di come il nostro corpo, in qualche modo, utilizzi il riposo notturno per..“fare qualcosa”

Durante il riposo notturno il sistema si attiva per:

– riparare i tessuti

– ripulire la matrice dalle scorie metaboliche

Durante la notte avviene un vero e proprio processo di rigenerazione tessutale e di eliminazione delle tossine prodotte durante la fase diurna (stress). Recentemente abbiamo potuto osservare come, durante il sonno, lo spazio tra le cellule cerebrali aumenti per permettere al sistema nervoso di eliminare le tossine che sono state accumulate durante il giorno. Questi processi sono fondamentali per ripristinare ad integrum le strutture che sono state consumate durante la fase diurna ed eliminare ciò che non deve essere più utilizzato.

Possiamo intuire come un cervello senza tossine sia organo che sicuramente avrà la possibilità di funzionare meglio e questo vale sia per le attività cognitive sia per la corretta gestione delle emozioni.

Il sonno, dunque, è molto importante e qualsiasi sua alterazione dovrà essere presa seriamente in considerazione. Non dobbiamo sottovalutare i disturbi del sonno anche se con gli anni possiamo abituarci a dormire poco o sopportiamo i continui risvegli notturni.

I disturbi del sonno possono essere svariati, tuttavia, per semplificare, possiamo suddividerne i sintomi in due grandi categorie: chi fatica ad addormentarsi e chi invece soffre di risvegli notturni.

Nel primo caso possiamo iniziare con un approccio naturale che ci aiuti a disattivare l’iperideazione che ci tiene svegli. Estratti di valeriana, passiflora lavorano sui neurotrasmettitori della sedazione, l’ escoltiza funziona bene come ipno-inducente, la melissa rilassa. Vi sono dei casi in cui l’insonnia è accompagnata da una sensazione di battito accelerato o addirittura di tachicardia: in questi casi l’aggiunta di biancospino migliora anche queste sintomatologie. C’è chi è resistente a questi rimedi oppure chi sviluppa effetto paradosso a valeriana e melissa (sensazione addirittura di aumentata agitazione), a queste persone consiglio di utilizzare papavero e ginestrino.

Nel secondo caso invece abbiamo di fronte persone che si addormentano facilmente tuttavia non hanno un sonno ristoratore a causa di continui risvegli. Questo è il caso di coloro che “stressano” troppo durante il giorno e di conseguenza, andando in eccesso di recupero notturno, vengono risvegliati nel cuore della notte da vere e proprie scariche di adrenalina. Sedare come nel primo caso sarebbe inutile e spesso controproducente; occorre allora nutrire e sostenere il sistema durante il giorno. Per questo motivo consiglio preparati contenenti camomilla e melissa per regolare il tono del sistema nervoso ma anche luppolo, avena e talvolta iperico per sostenere l’organismo e renderlo più performante durante il giorno.

In tutto questo, la melatonina (molto utilizzata), può essere presa in considerazione come regolatore del primo sonno. Viviamo in una società dove lo sbilanciamento verso la serotonina (ormone del giorno) è netto a causa dell’eccessivo utilizzo della luce artificiale e a causa della luce blu dei nostri smartphone e tablet. Per chi usa la melatonina, consiglio di associare zinco e selenio che aiutano a sostenere anche l’attività della tiroide che è coinvolta nella modulazione del ritmo sonno-veglia.

Ricordiamo però che la melatonina ha un’azione “ormonale”!!!

Un suo utilizzo prolungato potrebbe alterare il nostro equilibrio spostandoci verso la componente depressiva. Meglio utilizzarla con le dovute cautele.

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Roberto Camnasio

L’acqua: il primo macronutriente

Spesso ho sottolineato l’importanza di una corretta idratazione. Sappiamo bene che il nostro organismo è composto per la maggior parte di acqua in cui sono inserite: le cellule, gli organi e gli apparati. L’acqua è necessaria al nostro sistema per garantire gli scambi di elettroliti (minerali), per la corretta detossificazione cellulare dai cataboliti prodotti durante il giorno, come fonte di minerali e oligoelementi importanti per far funzionare al meglio enzimi e cofattori. Non dimentichiamo che la conduzione degli impulsi nervosi dipende proprio dalla presenza di sali quali sodio e potassio.

L’acqua è proprio alla base della PIRAMIDE ALIMENTARE e per questa ragione dobbiamo interrogarci su quale acqua è meglio preferire per alimentare il nostro corpo.

In linea generale voglio darvi un consiglio importante. Come si fa per gli alimenti solidi, meglio variare il tipo di acqua. Questo ci permette di godere il più possibile, delle caratteristiche positive di ciascun tipo di acqua che beviamo. Non vi sono acque migliori o peggiori, ognuna avrà punti di forza e criticità che adesso andremo ad analizzare. Per questo è importante variare!

Acqua in bottiglia: vetro o plastica?

Scegliere di utilizzare l’acqua in bottiglia è la soluzione ad oggi più semplice. 

Sicuramente se potete è meglio scegliere il vetro. Le ragioni sono molteplici, considerando le tonnellate di microplastiche che stanno invadendo gli oceani, la prima è la sostenibilità e il ridotto impatto ambientale.

Il vetro garantisce una conservazione ottimale dal punto di vista microbiologico.

Acqua del rubinetto?

L’acqua del rubinetto (acqua potabilizzata) per quanto dalle analisi possa sembrare buona, rimane un tipo di acqua trattata chimicamente. I trattamenti che subisce, per essere resa potabile, modificano completamente la struttura elettrochimica, chimica e fisica dell’acqua di partenza. In genere le acque potabilizzate delle grandi città hanno un valore di resistività minore di 2000 ohm e un residuo fisso molto alto. Se non viene bevuta, l’acqua potabile viene quasi sempre utilizzata per cucinare. In questo caso va ricordato che con la bollitura cloroderivati e nitrati non evaporano e tendono a concentrarsi.

Leggiamo insieme l’etichetta dell’acqua che compriamo.

Il primo valore che dobbiamo osservare è il RESIDUO FISSO. Indica la conscentrazione totale di sali minerali disciolti nella nostra acqua. In genere consiglio a tutti di bere acqua con un residuo fisso inferiore a 50 mg/L. Le acque ad alto residuo fisso non sono adatte a tutti ed è meglio non utilizzarle per periodi troppo prolungati.

La seconda informazione molto importante è l’altitudine a cui viene imbottigliata. Con più la nostra acqua sgorga da sorgenti poste in alto, più sarà pura. 

Poi andiamo a leggere il valore dei nitrati poiché questi a contatto con l’acidità dello stomaco possono portare alla formazione di nitrosammine (composti cancerogeni). È opportuno che concentrazione di nitrati non superi i 5mg/L.

Controllare che il pH sia tra 6,4 e 6,8. 

Adesso che avete tutti gli strumenti per scegliere l’acqua migliore per voi, il consiglio è di non dimenticarsi di bere (1,5-2L di acqua al giorno), soprattutto se siete sportivi. Ne vade la vostra salute e la vostra performance!!

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Roberto Camnasio

EBV: un compagno invisibile

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Quando mi trovo a parlare di microrganismi, come i batteri che colonizzano il nostro intestino, penso a quanto siano avanzati. Se ci pensiamo, sono in grado di ricavare energia praticamente da qualsiasi tipo di ambiente. Siamo noi ad essere loro ospiti e non il contrario: i batteri c’erano molto prima di noi. Parlando di mononucleosi rivolgiamo la nostra attenzione al mondo dei virus, in particolare ai Retrovirus: virus a RNA dotati di trascriptasi inversa (grazie alla quale sono in grado di integrarsi per sempre con il nostro codice genetico). I virus, più dei batteri, sono organismi invisibili (parliamo di nanometri) con un potere enorme: sono in grado di condizionare le nostre vite, lo abbiamo visto con la pandemia di COVID19. Il virus della MONONUCLEOSI (EBV) così come altri retrovirus (CITOMEGALOVIRUS, HERPESVIRUS) da tempo condizionano le vite di milioni di persone e molto spesso non ne siamo nemmeno consapevoli.

Sembrerebbe che l’80% della popolazione abbia avuto un contatto con il virus della MONONUCLEOSI (EBV), la malattia del bacio, sviluppando sintomi più o meno acuti. Dopo il primo contatto, il genoma virale si integra nel nostro codice genetico. In questo modo sarà in grado di riattivarsi nuovamente nei momenti in cui saremo sottoposto a forte stress e la nostra bilancia immunitaria Th1 / Th2 penderà verso la serie linfocitaria Th2. Il fenomeno della riattivazione virale ha fatto letteralmente impazzire gli epidemiologi per molti anni. Infatti solo nel 1950 Burnet e Buddingh dimostrarono che i retrovirus possono diventare “latenti” in seguito ad una infezione primaria, per poi riattivarsi a seguito di uno stimolo successivo.

La riattivazione da EBV si manifesta con sintomi aspecifici: cefalea, dermatiti erpetiformi, faringodinia tuttavia si evidenzia un sintomo molto importante e ricorrente: la stanchezza molto intensa.

A causa di un quadro clinico poco chiaro e, nella maggioranza dei casi, data l’assenza di febbre, la riattivazione da mononucleosi molto spesso non viene diagnosticata e la persona in preda a questa forte stanchezza pensa di essere semplicemente in un momento di particolare affaticamento o depressione. In alcuni casi coloro che stanno sperimentando una riattivazione da EBV per migliorare la propria condizione iniziano a fare attività fisica sperando di riattivare il proprio organismo, assumono eccitanti (caffè, ginseng, guarana, cacao) per cercare di combattere la stanchezza e tutto questo sarà completamente inutile. L’unica strada percorribile è il RIPOSO. In questi giorni di olimpiadi ce l’hanno dimostrato degnamente Gregorio Paltrinieri e Vanessa Ferrari, due medaglie d’argento guadagnate dopo essere passati da un periodo di riposo obbligato a causa della monoucleosi. 

Non mi stupisce per niente vedere alcuni atleti colpiti da questo virus. Sono passati diversi anni da quando ho studiato come utilizzare la gemmoterapia (ontano e tamerice) per trattare le infezioni da EBV. (Qui il link della mia tesina sull’utilizzo di ontano e tamerice) Da allora la mia attenzione ai retrovirus è sempre stata elevata e non nego di aver scoperto diversi casi di rittivazioni virali nei miei atleti. Sapere di un’infezione pregressa ci permette di fare un lavori di supporto per scongiurare in tutti i modi le riattivazioni. Dal punto di vista funzionale gli organi bersaglio dell’EBV sono fegato e milza-pancreas. Per questa ragione nei periodi di maggior stress (vicino a gare importanti o impegni di lavoro particolarmente gravosi) è importante sostenere l’attività di questi organi ed evitare tutti i cibi che possono in qualche modo sovraccaricarli. Generalmente consiglio di ridurre: uova, latticini e formaggi molli, caffè e nervini. Sicuramente sarà importante sostenere il sistema immunitario con Ontano e Tamerice in gemmoderivato ed eventualmente aggiungere dei rimedi specifici in dipendenza dei sintomi più evidenti. Dopo aver studiato il mondo dei retrovirus, non posso più fare a meno di prendere in considerazione l’ipotesi di una riattivazione quando mi trovo di fronte a determinati sintomi, sono  tuttavia consapevole che il virus in qualche modo ci aiuta a capire quando stiamo facendo troppo ed è tempo di prenderci una meritata pausa. In questo caso: viva il divano! 

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Roberto Camnasio

No! Non è acido lattico

Dolori ad insorgenza ritardata

Domenica mattina abbiamo fatto un bellissimo allenamento insieme a Claudia, tutti insieme, al parco. Tra di noi ce n’erano alcuni ben allenati e altri meno come me (ma io non conto perché mi sono dedicato alle riprese video). L’allenatore, Il Coach, era di grande esperienza e ha programmato una splendida sessione adatta a tutti.  

Il giorno successivo, lunedì,  alcuni dei partecipanti riferiscono qualche piccolo fastidio a livello muscolare: chi alle gambe, chi alle braccia, chi a livello addominale. 

Questa sensazione non è causata dall’acido lattico come si è portati spesso a pensare ma è una reazione fisiologica del nostro sistema allo stress allenante. Andiamo più nel dettaglio.

Come spiegato nella guida alla periodizzazione dell’integrazione il nostro corpo alterna fasi di stress a fasi di recupero. Durante la fase di stress consuma determinati macro e micronutrienti e talvolta anche la sua struttura (meccanismo indolore) mentre nella fase di recupero, che preferisco chiamare fase di riparazione, consuma altri macro e micronutrienti e ripristina ad integrum i tessuti (meccanismo che può provocare fastidio/dolore/sintomi). 

Nel nostro caso durante l’allenamento abbiamo stressato alcuni muscoli che non siamo abituati ad utilizzare (merito del Coach, che è stato bravo!) una volta finito l’allenamento è cominciata una fase di recupero che è culminata con la riparazione del nostro tessuto muscolare. La fase di riparazione possiamo dividerla in recupero trofico (dolore in assenza di tocco) e morfologico o seconda fase dell’infiammazione (dolore in presenza di tocco). La maggior parte di voi avrà provato un fastidio muscolare, relativo ai muscoli che sono stati maggiormente sollecitati oppure quelli meno allenati, che si presentava durante il movimento oppure sollecitando il muscolo in questione con la pressione delle dita. Questo è indicativo che siete probabilmente nella seconda fase dell’infiammazione (riparazione) e significa che avete fatto un ottimo lavoro insieme al Coach!

Per velocizzare la fase di riparazione e quindi far passare più rapidamente il dolore, la prossima volta ricordatevi di prendere della Glutammina dopo l’esercizio fisico e per i giorni a seguire associate anche il Gemmoderivato di Ribes nigrum. Nel caso in cui il fastidio si dovesse presentare in assenza di tocco (prima fase dell’infiammazione) significa che il recupero è per voi più lento e vi è deposito di materiale infiammatorio a livello muscolare. In questo caso possiamo velocizzare il recupero integrando con enzimi dell’ananas (bromelina) oppure con mirra e boswellia

Sconsiglio vivamente l’utilizzo di FANS (antinfiammatori non steroidei) e antinfiammatori tradizionali perché bloccano troppo repentinamente la fase di recupero e questo va a discapito del processo di riparazione  e di conseguenza buttereste via il lavoro fatto con tanto impegno per colpa di una stupida compressa

Autore

Roberto Camnasio

LE OSSA: un tessuto in continuo rimaneggiamento

Il tessuto osseo è particolarmente vitale e soggetto ad un continuo rimodellamento determinato dall’azione combinata di osteoclasti e osteoblasti. I primi provvedono al riassorbimento della matrice ossea, mentre i secondi la depositano. Chiaramente l’attività di queste due squadre di cellule cambia con l’avanzare dell’età e dipende dal nostro assetto ormonale. L’osteoporosi è una condizione caratterizzata da alterazioni della struttura ossea che avrà una forte difficoltà nel resistere al carico corporeo.
Nei giovani fino ai trent’anni si determina il prevalere della velocità degli osteoblasti sugli osteoclasti, dai trentacinque le due velocità si equivalgono, poi a partire dai 50 anni si verifica la predominanza della velocità degli osteoclasti sugli osteoblasti con perdita della massa ossea.
Il rimodellamento osseo dipende da fattori come l’età, la componente ormonale e la carenza vitaminica. A sostegno di ciò la medicina funzionale insegna che con l’entrata in menopausa si assiste ad un calo del progesterone e degli estrogeni, alla riduzione dell’ormone GH, all’ aumento degli ormoni di reattività con conseguente aumento dell’attività degli osteoclasti e di conseguenza il consumo della struttura dell’individuo (massa muscolare, ossea, articolare, etc.).
Inevitabilmente è presente anche l’osteoporosi secondaria che interessa soggetti con malattie croniche o in trattamento con farmaci che gravano sulla struttura ossea. L’osso generalmente in caso di osteoporosi diventa più fragile, meno capace di attutire i colpi che quotidianamente percepiamo, meno elastico.
Come già detto in precedenza, l’osteoporosi è una condizione che dipende dalla componente ormonale, vitaminica e dall’età.
Numerosi studi dimostrano che molte tiroiditi sono dovute alla carenza di vitamina D con conseguente aumento della fragilità ossea. Infatti il rimodellamento osseo si basa sull’azione equilibrata di tre fattori, quali la calciotonina, il paratormone e la vitamina D (fondamentale per la pelle, per lo sviluppo renale, tiroideo, immunitario, osseo).

Come possiamo prevenire l’osteoporosi?
Innanzitutto l’esercizio fisico diminuisce il rischio di fratture perché aumenta la forza muscolare, l’equilibrio.
Generalmente è consigliabile seguire la dieta mediterranea ed associare nutraceutici basati sull’associazione tra vitamina K2 e D (meglio di estrazione naturale) per facilitare l’assorbimento e l’entrata del calcio nell’osso.
Il silicio organico può essere di grande aiuto per l’apparato osseo perché conferisce nutrimento, elasticità, sostegno alla struttura. L’ideale sarebbe associarlo a vitamina K2 e D3 per sfruttare a pieno le sue potenzialità.
Una strategia interessante potrebbe essere l’utilizzo di: calcarea carbonica, fosforica e fluorica in funzione preventiva (associazione di tre minerali fondamentali per la costituzione dell’osso). La calcarea fosforica è indicata per i soggetti longilinei con ossatura sottile e tendenza alle fratture (collo femore), mentre la fluorica è consigliata per l’osteoporosi associata ad alterazioni come artrosi e cisti ossee. La calcarea carbonica è da somministrare a chi detiene ossatura massiccia ma con bassa densità ossea e predisposizione a cedimenti strutturali.
Talvolta di fronte ad un’osteoporosi grave il medico curante o lo specialista potrebbe consigliare dei farmaci specifici. Se si utilizzano dei bifosfonati potrebbe essere utile associare del silicio organico per mantenere ottimale l’elasticità dell’osso.
In conclusione l’osteopenia e l’osteoporosi sono condizioni che dipendono da vari fattori e non solo dall’età. Come abbiamo visto, possiamo affrontare la salute delle nostre ossa con varie strategie, tenendo conto del suo impatto sociale ed economico sulla collettività.

Autore

Leonardo Tomat

FARMACISTA

FONTI

Humanitas-care.it
News letter osteoporosi Italia http://www.inpha.it

La paura si può dominare?

La paura è un sentimento che pervade l’animo umano fin dalla sua nascita e ha
interessato ed affascinato nel tempo filosofi, psicoanalisti, psichiatri.
Entriamo in contatto con questa emozione dal momento in cui nasciamo e ce la
portiamo dietro in ogni fase della nostra vita (da quando siamo bambini fino alla
terza età passiamo attraverso la paura del buio, dei mostri, della verifica,
dell’interrogazione, del compito in classe, della nuova esperienza di vita o lavorativa,
dello stare soli e così via).
Nessuno ne è esente e tutti la viviamo in maniera diversa. Tale emozione viene posta dalla Psicologia tra la le due macro emozioni Gioia e Tristezza, mentre fa parte, secondo la scuola freudiana, della sfera ancestrale dell’ES (istinto).
Ogni volta che qualcuno invade il nostro territorio o dobbiamo far fronte ad una
situazione per noi insostenibile, siamo preda di comportamenti irrazionali, che rientrano nell’ES, con tutta una serie di conseguenze che si ripercuotono a livello fisico.
Infatti il binomio irrazionalità/istinto- paura utilizza spinte adrenaliniche che comportano tutta una serie di sintomi a livello fisico per eccesso di attività di questo ormone (es. crampi allo stomaco, acidità, stitichezza, diarrea, sindrome del colon irritabile e patologie intestinali, problematiche del sonno, mancanza di aria).
Tuttavia la paura non è da confondere con l’ansia, stato simile ma diverso dal primo.
La paura è un’emozione ancestrale che appartiene ai mammiferi, mentre l’ansia è propria dell’essere umano e si sviluppa nel tempo. In sostanza la prima si verifica per un pericolo che viviamo e ci accompagna durante il corso dello stesso, invece la seconda per qualcosa che percepiamo.
Inoltre nell’essere umano si determina un “binario” che porta a vivere la paura
generando sempre gli stessi sintomi indipendentemente dalla causa o dalla situazione che l’ha generata, sintomi che sono diversi da individuo ad individuo. La paura si nutre di paura, come l’ansia si nutre di ansia e quindi prima si affronta la paura e prima se ne può uscire.
Quali sono le strategie che si possono utilizzare?
Molte Medicine hanno affrontato questa tematica proponendo possibilità diverse in base al grado di sofferenza della persona.
Si possono utilizzare rimedi appartenenti alla medicina omeopatica partendo dagli unitari (es. Stramonium) oppure identificando quello di terreno (es. Nux vomica, Pulsatilla etc), fino ad arrivare alle associazioni (per es. belladonna, aconitum napellus, calendula officinalis, chelidonium majus, viburnum opulus).
Altra strategia potrebbe essere quella di utilizzare fitoterapici singoli (es. Valeriana) oppure sfruttare le sinergie per es. valeriana-passiflora-biancospino oppure escolzia-melissa-passiflora-valerina o ancora camomilla, melissa, iperico, avena.

Inoltre potrebbe essere soddisfacente l’utilizzo di gemmoderivati tiglio e tiglio-fico e dei preparati appartenenti alla medicina ayurvedica per riequilibrare il soggetto senza dimenticare i farmaci di sintesi nei casi più complessi.
Nel caso di forme invalidanti è consigliato un approccio multidisciplinare per avere uno sguardo a 360 gradi affidandosi, in prima battuta, a professionisti quali
psicoanalisti, psicologi, psichatri e usando in affiancamento o successivamente le strategie descritte sopra.
In conclusione, la paura è un’emozione, presente negli esseri umani dalla Notte dei Tempi, che ha affascinato, con le sue molteplici sfaccettature, studiosi e filosofi.
Non la possiamo conoscere ancora perfettamente, ma tutto ciò che sappiamo ci
dimostra come il nostro cervello non sia solo un ammasso di neuroni.

Autore

Leonardo Tomat

Farmacista

fonti

Ipsico.it
Io e l’Es -Sigmund Freud
State of Mind-il giornale delle scienze psicologiche

TrainingTest

Il tagliando dello sportivo

Quanti sportivi fanno un integrazione aspecifica? Quanti assumono multivitaminici che contengono un po’ di tutto e quindi niente che possa realmente servire? Quanti acquistano integratori con dosaggi elevati di caffeina, taurina, guaranà pensando in questo modo di migliorare le loro prestazioni? Quanti si preoccupano di valutare in modo approfondito quale può essere l’integrazione più adeguata per nutrire al meglio il proprio motore?

Quando parlo di integrazione e nutrizione sportiva ai miei atleti faccio sempre un parallelismo con il mondo dei motori e delle auto sportive. Chi possiede una bella auto sportiva sa che non basta mettere la benzina per farla funzionare al meglio. E’ importante rispettare i tagliandi, preoccuparsi di avere gli pneumatici sempre in buono stato, fare il cambio dell’olio e perché no, tenere l’auto sempre pulita. Ovviamente sceglierete il meccanico migliore.

Il nostro corpo è proprio una macchina (a volte anche sportiva) perfetta ma a differenza dell’auto sportiva crediamo che basti la benzina per farla funzionare al meglio e quando scegliamo gli integratori per lo sport pensiamo alle maltodestrine, agli aminoacidi ramificati ai grassi a media catena e sempre di più si pensa ad eccitanti e nervini come la caffeina, la taurina il ginseng il guaranà e chi più ne ha più ne metta. Se le maltodestrine, gli amminoacidi e gli mct hanno sicuramente un senso (infatti ci aiutano a produrre energia) tutti i nervini e gli eccitanti sono come la diavolina per il vostro barbecue, bruciano tutto e subito ma se non avete legna buona da ardere il loro effetto sarà illusorio e presto vi troverete senza energia. Sono dei veri e propri usurai dell’integrazione: ci danno tantissima energia subito ma successivamente ce la chiedono con molti interessi (che paghiamo in termini di mancato recupero e aumento dell’acidosi) Chissà a quanti di voi è capitato letteralmente di “bruciare” alcune gare sulla lunga distanza perché avevate preso qualche eccitante di troppo. E in tutto questo ancora una volta ci siamo dimenticati che la benzina da sola non basta.

Tornando all’esempio dei motori: per continuare ad avere una performance ottimale ed evitare il rischio di infortuni è importante occuparsi anche del cambio dell’olio, della sostituzione dei pneumatici e della pulizia del motore. In una sola parola quello che l’atleta dovrebbe ricordarsi di fare sempre è un tagliando dello sportivo.

Personalmente nella mia pratica utilizzo uno strumento, il TrainingTest®️, che attraverso un semplice campione di capelli ci permette di fare un check-up rapido del nostro organismo e ci permette di individuare il giusto nutrimento e la corretta integrazione al fine di ottenere il massimo rendimento favorendo le funzioni fisiologiche senza sovraccaricare il sistema.

Entrando nello specifico il TrainingTest®️ attraverso una valutazione bioenergetica ricerca i presunti campi di disturbo alimentare e la nostra presunta capacità reattiva nei confronti di uno stress fisico. Gli alimenti campi di disturbo possono essere paragonati ad una vera e propria zavorra per il nostro sistema che si trova ad essere frenato e rallentato nelle sue capacità prestative. Attraverso una attenta e scrupolosa interpretazione del test siamo in grado di individuare quali sono le vitamine e i minerali più adatti per l’atleta e quali strategie intraprendere per ridurre l’accumulo di cataboliti acidi a livello muscolare, ridurre lo stress ossidativo e migliorare il ritmo sonno veglia. In questo modo è possibile fare un lavoro serio sul recupero sportivo che sempre più spesso manca o è inadeguato.

Oltre alla proposta di integrazione che ci permette di modulare il nostro sistema senza andare in antagonismo alla fisiologia del nostro corpo, l’eliminazione per poche settimane dei presunti campi di disturbo individuati dal test ci permette di iniziare un percorso di educazione alla sana alimentazione sportiva imparando a gestire in modo corretto la qualità degli alimenti che introduciamo, le tempistiche e la quantità rispettando i principi della piramide alimentare dello sportivo.

In questo modo possiamo fare un vero e proprio tagliando dello sportivo utile per l’agonista che ricerca prestazioni sempre migliori e utile per l’amatore che si trova a dover fare i conti con impegni di lavoro e famiglia e spesso non ha la possibilità di programmare le sedute di allenamento negli orari più corretti e non riesce a dedicare il tempo che sarebbe necessario per un recupero adeguato.

Lo sport è l’arte di migliorare se stessi, ci mette buon umore, ci fa divertire e rappresenta una grande opportunità per fare prevenzione. Sia che lo facciate per migliorare la vostra salute sia che lo facciate per spirito competitivo ricordatevi sempre che la chiave per vincere è regolare e nutrire il vostro corpo nel modo migliore

Autore

Roberto Camnasio

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