La scorsa settimana, durante la nostra camminata MOVE&WALK, abbiamo parlato di un ormone spesso frainteso: il cortisolo.
Molti lo descrivono come “l’ormone dello stress”, quasi fosse un nemico da combattere.
In realtà il cortisolo è uno dei motivi per cui non ci siamo ancora estinti. É il sistema che ci permette di reagire, adattarci e sopravvivere.
È lui che ci aiuta a svegliarci al mattino.
È lui che ci permette di reagire davanti a un pericolo.
È lui che mobilita energia quando dobbiamo affrontare una sfida, uno sforzo, una difficoltà.
Senza cortisolo non esisterebbe adattamento.
Il problema nasce quando il nostro sistema di allarme rimane acceso troppo a lungo.
Il paradosso dello stress
Lo stress, di per sé, non è il problema. Il nostro organismo è progettato per affrontare momenti di attivazione: un esame, un imprevisto, una corsa, una situazione di emergenza. Il problema è quando il corpo vive come pericolosi anche stimoli che non dovrebbero esserlo.
Una mail di lavoro che leggi alle 23.
Le notifiche continue.
La sensazione di dover sempre fare tutto subito.
La mancanza di recupero.
Il corpo non distingue davvero tra un pericolo fisico e uno percepito emotivamente. La risposta biologica è sorprendentemente simile.
Ed è qui nasce quello che possiamo chiamare il “paradosso dello stress”: la stessa risposta che nasce per proteggerci può diventare dannosa quando non si spegne mai.
Il corpo cerca sempre equilibrio
Il nostro organismo lavora continuamente per mantenere equilibrio. Questa capacità si chiama allostasi. Pensiamolo come un termostato intelligente:
- quando fa freddo produciamo calore;
- quando fa caldo sudiamo;
- quando siamo sotto pressione consumiamo più energia;
- quando recuperiamo ricarichiamo le riserve.
Ogni adattamento però ha un costo energetico. Immaginiamo di avere un conto corrente biologico:
- lo stress corrisponde ai prelievi;
- il recupero ai depositi.
Se per troppo tempo preleviamo senza depositare, iniziamo lentamente a consumare la nostra riserva funzionale e finanziaria nel nostro esempio! Possiamo chiamarlo CAPITALE ENERGETICO?
Ed è qui che il corpo comincia a sacrificare alcune attività considerate “non urgenti” per garantire la sopravvivenza immediata. Tra queste:
- digestione;
- riparazione cellulare;
- qualità del sonno;
- fertilità;
- sorveglianza immunitaria;
- plasticità cerebrale.
In pratica: il corpo investe tutto sulla sopravvivenza a breve termine, togliendo energia alla salute a lungo termine.
Cortisolo alto e cortisolo “esaurito”
Durante la serata abbiamo fatto una distinzione importante. Quando parliamo di cortisolo alto o basso in questo contesto NON ci riferiamo a patologie importanti come la Sindrome di Cushing o il morbo di Morbo di Addison.
Parliamo invece di alterazioni funzionali, spesso legate allo stile di vita, allo stress cronico e alla difficoltà di recupero.
Quando il cortisolo tende a essere alto
Spesso ci sentiamo:
- agitati;
- mentalmente accelerati;
- sempre “accesi”;
- con forte desiderio di zuccheri
Perché?
Perché il corpo vuole energia pronta.
Sta preparando la modalità “lotta o fuga”. Il problema è che questa condizione può favorire sbalzi glicemici, infiammazione di basso grado, sonno disturbato e accumulo di tensione.
Quando invece il sistema si esaurisce
Dopo periodi prolungati di stress, alcune persone iniziano a sentirsi:
- scariche;
- svuotate;
- poco reattive;
- con forte desiderio di cibo salato.
Il motivo è che il cortisolo partecipa anche alla gestione degli elettroliti e dei liquidi. Prima il corpo corre. Poi cerca semplicemente di resistere.
La storia del Guardiano del Bosco
Durante la camminata ho raccontato una storia.
Perché a volte il corpo si comprende meglio con le immagini che con le definizioni.
Ai confini di un villaggio c’era un bosco. Per questo il villaggio aveva un Guardiano. Il suo compito era semplice: quando vedeva un pericolo, doveva suonare il corno. E ogni volta che il corno risuonava:
- i corpi diventavano veloci,
- il sonno spariva,
- i muscoli si tendevano,
- il cuore accelerava.
Così il villaggio era sopravvissuto a lupi, incendi e invasioni. Nessuno odiava il Guardiano. Perché il suo allarme salvava la vita. Ma gli anni passarono. Le guerre finirono.
Eppure il Guardiano continuò a vedere minacce ovunque.
Un rumore nel vento.
Uno sguardo storto.
Un ritardo.
Un silenzio.
E il corno suonava ancora.
Allora gli abitanti iniziarono a vivere come se il pericolo fosse eterno: senza riposo, senza quiete, senza fiducia.
Un vecchio del villaggio salì infine sulla torre e disse al Guardiano:
“Tu credi di proteggere il villaggio dal bosco.
Ma ormai lo stai proteggendo anche dalla pace.”
Il Guardiano rimase in silenzio.
Poi guardò le case, il pane caldo sulle tavole, i bambini addormentati.
E capì.
Il corno non era il nemico.
Anche la paura aveva salvato il villaggio.
Ma un allarme che non finisce più trasforma la sopravvivenza in prigionia.
Da quella notte il Guardiano continuò a vegliare.
Ma imparò una seconda arte: riconoscere quando il mondo era abbastanza sicuro da permettere agli uomini di abbassare le armi.
Recuperare non è perdere tempo
La domanda non dovrebbe essere:
“Come elimino lo stress?”
Perché una parte dello stress è inevitabile. Ed è anche utile.
La vera domanda è:
“Quanto spesso torno a recuperare?”
Camminare.
Dormire meglio.
Respirare.
Ridurre il sovraccarico mentale.
Muoversi in natura.
Ascoltare musica.
Ridere.
Coltivare relazioni.
Sono tutte informazioni biologiche che comunicano sicurezza al nostro sistema nervoso. Ed è anche per questo che eventi come MOVE&WALK non vogliono semplicemente essere un allenamento. Vogliono diventare uno spazio in cui il corpo possa ricordarsi che non deve sopravvivere continuamente.
A volte guarire non significa fare di più, significa permettere al Guardiano, almeno per un momento, di smettere di suonare il corno.
Dr. Roberto Camnasio