Siamo appena entrati in dicembre e, puntuale come ogni anno, è arrivato il caos: traffico ovunque, parcheggi impossibili, la Brianza che sembra correre il doppio del solito. E poi loro, i corrieri. Furgoncini che sfrecciano da una parte all’altra con una quantità di pacchi che sembra aumentare a vista d’occhio. Lo ammetto: anche io ordino diverse cose online. È comodo, veloce, ti toglie un sacco di pensieri. Però, tra un pacchetto e l’altro, mi è caduto l’occhio sul simbolo delle “POSTE”. E lì ho avuto un attimo di riflessione.
Perché una volta la posta aveva un altro sapore. Univa le persone. Penso alle lettere, alle cartoline, a quei pezzi di carta che non erano semplici oggetti ma gesti. Quando volevi dire qualcosa di importante a qualcuno a cui tenevi, scrivevi. Punto. E poi c’erano i telegrammi, quelli che arrivavano per le nascite o per i funerali: segni di presenza, vicinanza, partecipazione. La posta, insomma, serviva per accorciare le distanze. Per tenere tutti più uniti.
Oggi invece? Oggi la cosa più “importante” che può arrivarti per posta è una multa o una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate. E con la PEC ci siamo tolti pure l’ansia di aprire le famigerate buste verdi. Per il resto, nella cassetta della posta non trovi quasi più (quasi) nulla che abbia a che fare con le persone. Solo prodotti, acquisti, consegne.
È cambiato il paradigma. La posta non unisce più: isola(non me ne voglia Matteo Del Fante, non è una critica ma una constatazione dei tempi che cambiano e parlo di POSTA in senso generale del termine, intesa come corrispondenza)
Mi spiego meglio. Oggi per la maggioranza della volte la posta ti mette in relazione solo con il tuo atto di consumo, non con chi c’è dall’altra parte. Tutto avviene dietro uno schermo, in silenzio, in solitudine. E sì, la consegna a domicilio è sicuramente comoda — non lo nego — ma forse dovremmo stare attenti a non farci risucchiare troppo da questa comodità.
Perché senza comunicare rischiamo di perdere ciò che ci tiene davvero umani: le relazioni, i gesti semplici, l’emozione di sentirci in contatto con qualcuno. Non serve tornare alle lettere, non necessariamente. Ma serve ricordarci che nessun pacco potrà mai sostituire una parola detta, un pensiero condiviso, una presenza reale.
Perché scrivo tutto questo su @NUTRIILTUOMOTORE®️ ? Perchè questa tendenza all’isolamento, tendenza o forse volontà di farci isolare sempre di più per aumentare i costumi, ha molto a che fare con la salute oltre che con il portafoglio.
In un mondo che consegna tutto, ricordiamoci di consegnarci un po’ anche agli altri. ❤️📮
Negli ultimi anni il settore della farmacia ha vissuto una trasformazione profonda, spesso raccontata come un’evoluzione inevitabile verso modelli più “moderni”, più efficienti, più orientati al libero mercato. L’ingresso delle grandi catene e delle multinazionali – in particolare di matrice anglosassone – ha portato con sé promesse di innovazione, welfare aziendale, organizzazione manageriale e competitività sui prezzi. Promesse che, almeno in parte, si sono rivelate incomplete.
Oggi qualcosa sta cambiando. E il fatto che anche uno dei più grandi colossi americani delle cosiddette “farmacie-supermercato” stia rimodulando il proprio baricentro strategico è un segnale che merita attenzione.
Il limite del modello “solo retail”
La spinta verso una farmacia fondata prevalentemente su:
logica del prezzo basso,
massimizzazione del traffico,
aperture h24,
riduzione del costo del lavoro,
ha progressivamente snaturato il ruolo della farmacia stessa. Un modello che funziona nel largo consumo, ma che mostra tutti i suoi limiti quando applicato alla salute.
La domanda da porsi è semplice (e volutamente provocatoria): si possono davvero fare sconti sulla salute?
I dati di mercato suggeriscono di no. In Europa, oltre il 70% dei cittadini dichiara di considerare il farmacista una figura sanitaria di fiducia, non un semplice retailer. In Italia questa percentuale è ancora più alta, complice una tradizione professionale storicamente fondata su competenza, relazione e consiglio personalizzato.
Quando la farmacia diventa esclusivamente un luogo di transazione, il valore percepito si abbassa. Il prezzo diventa l’unica leva competitiva. E quando il prezzo è l’unica leva, qualcuno paga sempre il conto: spesso il personale, la qualità del servizio e, alla lunga, la sostenibilità del modello.
Multinazionali: non il male, ma neppure la soluzione universale
È importante chiarirlo: la multinazionale non è il “nemico” da combattere. Porta con sé strumenti evoluti di governance, processi strutturati, investimenti tecnologici e – in molti casi – sistemi di welfare avanzati.
Il problema nasce quando un modello pensato per altri settori viene applicato in modo rigido alla farmacia, senza tener conto della sua specificità sanitaria e sociale.
Nel settore farmacia, alcune catene hanno:
favorito una crescita dimensionale rapida,
creato strutture manageriali costose,
spinto su KPI tipici del retail puro,
ma senza riuscire a generare un reale valore sanitario aggiunto. Il risultato? Margini sotto pressione, turnover del personale, perdita di identità e, soprattutto, una crescente distanza tra farmacia e cittadino-paziente.
Il segnale che arriva dagli Stati Uniti
Il recente cambio di rotta di grandi player internazionali – come CVS Health – non è casuale. Negli USA, dove il modello iper-retail è stato portato all’estremo, i numeri parlano chiaro:
le vendite front-end stagnano o calano,
i costi operativi aumentano,
la fidelizzazione del cliente diminuisce,
cresce la domanda di servizi clinici, prevenzione, assistenza territoriale.
Per questo motivo, CVS Health sta progressivamente spostando il focus verso:
servizi sanitari integrati,
presa in carico del paziente cronico,
telemedicina,
qualità del consiglio professionale,
integrazione tra farmacia, cliniche e assicurazioni.
In altre parole: un ritorno alla cura. Non per ideologia, ma per sostenibilità economica e rilevanza sociale.
La farmacia della cura: il vero tratto distintivo italiano
Per chi ha sempre creduto nella Farmacia dei Titolari, questa non è una sorpresa. La farmacia italiana – quella autentica – ha costruito la propria forza storica su:
qualità professionale,
relazione umana,
consiglio competente,
responsabilità sanitaria verso la comunità.
Un modello che oggi torna ad essere attuale, perché risponde meglio:
all’invecchiamento della popolazione,
all’aumento delle cronicità,
alla necessità di alleggerire il sistema sanitario pubblico,
alla richiesta di prossimità e fiducia.
Secondo le stime di settore, i servizi di farmacia (screening, telemedicina, aderenza terapeutica, prevenzione) sono destinati a crescere a doppia cifra nei prossimi anni, mentre il semplice commercio di prodotti subirà una progressiva compressione dei margini.
Conclusione: non un passo indietro, ma un passo avanti consapevole
Quello a cui stiamo assistendo non è un ritorno nostalgico al passato, ma un’evoluzione più matura del modello farmacia. La cura non è un’alternativa al business: è il business sostenibile della farmacia.
Se anche i grandi colossi internazionali se ne stanno rendendo conto, forse significa che:
le persone sono più consapevoli di quanto si pensasse,
la fiducia non si compra con uno sconto,
la salute richiede competenza, tempo e responsabilità.
Speriamo davvero che questo cambio di rotta non sia solo una moda strategica, ma l’inizio di una nuova stagione in cui la farmacia torni ad essere, prima di tutto, un presidio di cura.
Oggi Facebook mi ha proposto un lontano ricordo, otto anni fa avevo completato il mio primo corso di nutrizione nello sportivo. Avevo deciso di iscrivermi al corso perché troppi atleti che seguivo in Farmacia, sotto il profilo dell’integrazione sportiva, avevano abitudini alimentari che sarebbero sembrate malsane anche per un sedentario dedito esclusivamente al tuttofare da frigo!
Era il 2017 da lì a breve sarebbe nato mio figlio, poi arrivò la pandemia che sconvolse l’epidemiologia di tutto il mondo, si affermarono i social e vari strumenti digitali per lo svago e l’apprendimento e in tutto questo c’è ancora chi vuole farci credere che l’alimentazione sana sia ancora legata a regole vetuste degli anni ‘60!!!
No, non è così, solo negli ultimi otto anni sono cambiate tante cose ed è cambiata anche la piramide della nutrizione sportiva, sempre in evoluzione.
Gli atleti sono più preparati e più seguiti, la tecnologia ci permette di calcolare quasi tutto tuttavia ci sono ancora diversi aspetti legati al cibo che dobbiamo approfondire.
Sul fatto che il cibo non sia solo calore (CALORIE Kcal ecc ecc) siamo ormai tutti d’accordo, abbiamo imparato a vedere il cibo come molecole, enzimi, coenzimi con una vera e propria funzione catalitica oltre che nutritiva.
Il passaggio successivo può essere quello che il cibo si porta dietro diverse informazioni rispetto all’ambiente dove è stato coltivato – allevato – raccolto. Su questo ambito occorre fare ancora tanti passi avanti tuttavia siamo nell’epoca della medicina nucleare e della AI e questo penso che possa aiutarci ad avere nuovi strumenti di studio.
Facendo i conti con l’esperienza che ho maturato in questi anni, posso affermare che il cibo non è tutto, nonostante rimanga una base di partenza importante, il corpo di un atleta ha bisogno di essere regolato attraverso la corretta integrazione funzionale, sempre, poiché spinto oltre il suo limite.
Sempre più spesso ci vengono propinate diete miracolose, senza stress e senza fatica, l’alimentazione sui social è un argomento molto cool e genera molti like. non dimentichiamo però che l’alimento fa parte di noi e quello che mangiamo dipende dalle nostre abitudini, dalla nostra cultura, dalle nostre emozioni e da tantissimi altri fattori che non sono omologabili. Il corpo ci manda dei segnali anche attraverso l’alimentazione e noi dobbiamo ascoltarlo per essere in grado di coglierli. Quello che possiamo fare e che va bene per tutti è puntare sulla qualità!
Edo, il mio allenatore mi diceva che l’atletica è l’arte di migliorare se stessi e la fatica era il mezzo. Lo diceva riferito allo sport, io lo intendo a tutti gli ambiti della vita.
Anche se abbiamo l’AI impariamo a fare la FATICA di fare una ricerca, anche se abbiamo i webinar impariamo a fare la FATICA di andare a seguire un corso di formazione in presenza, anche se abbiamo Spotify facciamo la FATICA di andare a le ascoltare i nostri musicisti preferiti, anche se abbiamo tutto a portata di mano quando entriamo in un suoermercato, facciamo un po’ di FATICA e impariamo a SEGLIERE la nostra alimentazione.
NB Borzacchiello (esperto di linguistica che studio e seguo da tempo) potrebbe aver da dire sull’uso eccessivo della parola fatica. A volte non si può tradurre tutto in positivo, in questo caso possiamo essere FELICI di intendere la fatica come un un bel modo per sentirci REALIZZATI, insomma: FELICEMENTE STANCHI.
La prevenzione delle allergie rappresenta uno step molto importante per chi ne soffre. Individuare la cura più adatta per ridurre gli eventi acuti è altrettanto importante. Per avere una corretta diagnosi di allergia è fondamentale riferirsi ad un medico specializzato: l’allergologo. La medicina tradizionale offre rimedi efficaci per trattare in particolare le sintomatologie acute. Da Farmacista ho studiato le manifestazioni allergiche come relazione causa-effetto tra l’allergene (che tradizionalmente rappresenta la causa) e il sistema immunitario che attraverso la degranulazione dei mastociti e la liberazione di istamina porta allo sviluppo dei classici sintomi allergici (questo è l’effetto). Ricercando il razionale funzionale della sintomatologia allergica, ci allontaniamo da questa visione meccanicistica secondo cui il sintomo è la conseguenza esclusiva di un contatto tra allergene e sistema immunitario. La nostra esperienza ci porta a pensare che l’allergia, con il suo pacchetto di sintomi, corrisponda ad una attivazione del sistema immunitario che avviene in seguito ad una sensibilizzazione psico-reattiva che si è stabilita dopo un preciso evento accaduto nella storia del nostro soggetto allergico. Questo evento mette in relazione l’IPER-RISPOSTA del nostro organismo con l’allergene. Il sintomo allergico allora potrà svilupparsi in seguito alla riattivazione di una memoria immunitaria poiché ci troviamo a rivivere tale evento oppure perché torniamo in contatto con l’allergene. Non dimentichiamo che l’istamina è un vero e proprio neurotrasmettitore in grado di modulare la percezione del dolore, possiamo dire che l’istamina serve come mediatore della memoria del dolore.
Rita Levi Montalcini nel 2001 al congresso di allergologia di Berlino ci presenta uno studio dove dimostra come il nostro organismo, in condizioni di pericolo, aumenta la produzione di neurochine che stimolano i mastociti che intervengono nelle allergie. Possiamo sostenere che per il nostro organismo l’allergia è un vero e proprio segnale d’allarme. Con la gemmoterapia e utilizzando un approccio complementare alla medicina tradizionale, possiamo aiutare il nostro allergico a ridurre i sintomi? Se si, come?
Mantenendo uno sguardo ampio sulla problematica possiamo intervenire a diversi livelli: possiamo ridurre i livelli di istamina lavorando direttamente sull’intestino, modulare la risposta infiammatoria, intervenire sulla componente emozionale e infine sulla cross- reattività con i retrovirus. L’intestino rappresenta insieme alla pelle l’organo più vasto in relazione con l’esterno. 300mq di intestino si relazionano costantemente con il mondo esterno e attraverso il sistema immunitario ne sono in comunicazione. A livello del tenue si gioca la partita più importante, qui si decide cosa assimilare (rendere a se-simile) e cosa scartare. Il sistema immunitario deve discriminare il self dal non-self. Se il nostro microbiota intestinale e le mucose non sono in equilibrio, questo meccanismo si altera e il nostro sistema immunitario può alterare la sua capacità di distinguere il self dal non-self. Una flora alterata a causa di processi fermentativi eccessivi può portare all’aumento di istamina che non viene più metabolizzata correttamente a livello intestinale oppure un eccesso di fenomeni putrefattivi può aumentare l’infiammazione e la permeabilità intestinale portando ad un conseguente aumento di tossine assorbite. In questi casi possiamo utilizzare integratori di DAO (diamminossidasi), enzima che permette la degradazione di istamina. Utilizzare questo enzima significa ridurre molto rapidamente i livelli di istamina per avere una riduzione immediata del gonfiore addominale e di sintomi lievi legati all’assunzione di alimenti istamino-liberatori. Rimane importante fare un lavoro sulle cause che hanno portato all’aumento dell’istamina: igiene alimentare e regolazione della flora. Sarà importante evitare il consumo eccessivo di cibi ricchi di istamina come pomodori, cioccolato, birra, vino, crostacei e soia e regolare la flora intestinale e il sistema immunitario con lisati batterici specifici a seconda dell’età. La gemmoterapia ci offre dei rimedi specifici per modulare la risposta infiammatoria a livello delle prime via aeree. La rosa canina ha un trofismo particolare per le mucose, il ribes nigrum è un ottimo modulatore dei feedback cortico-surrenalici, mette a disposizione la giusta quantità di cortisolo mentre il rosmarino ha un trofismo epatico utile a migliorare i processi di eliminazione delle tossine. Sulla componente emozionale legata al segnale di all’arme che si attiva rispetto alla risposta allergica possiamo servirci del gemmoderivato di tiglio in associazione con il mandorlo a cui possiamo associare ribes nigrum e betulla verrucosa per il sostegno surrenalico. Se è possibile individuare l’evento emozionale scatenante è possibile aggiungere un floriterapico specifico. Parlando di allergia è bene ricordare che l’utilizzo dei gemmoderivati è sicuro poiché utilizzando le cellule staminali (gemme) per ottenere il rimedio, non contengono i classici allergeni dei vegetali che vengono utilizzati. Anche pregresse infezioni retrovirali come mononucleosi, herpes, citomegalovirus possono peggiorare la sintomatologia allergica. In tutti i soggetti che soffrono di riacutizzazioni frequenti di questi virus possono essere di aiuto Ontano nero e Tamerice in gemmoderivato. Per chi si cura con l’omeopatia, vi sono diversi rimedi che possono essere utilizzati in aggiunta ai gemmoderivati, ai fitoterapici oppure agli integratori specifici per ridurre la sensibilizzazione agli allergeni. Come sappiamo l’omeopatia si basa sul principio del simila similibus curantur (il simile cura il simile) e nel caso delle allergie è possibile utilizzare allergeni low dose per rieducare il nostro sistema immunitario. Un principio simile a quello adottato per l’immunoterapia specifica (vaccinazioni per le allergie) dove ripetute somministrazioni di piccolissime quantità di specifici allergeni permettono di rieducare il sistema immunitario e fornire una protezione dai sintomi allergici. Considerando il nostro sistema immunitario come un vero e proprio network di comunicazione nei confronti dell’ambiente che ci circonda possiamo dire che l’allergia racconta la nostra storia. Personalmente quando ero ragazzo ho avuto una sensibilizzazione al sole dopo essermi esposto in pieno agosto sotto il sole della Puglia senza protezione solare. Ero in vacanza con gli amici e a causa di quella brutta scottatura ho dovuto passare gli ultimi giorni di vacanza con la maglietta sotto l’ombrellone, terribile! Da li ogni volta che le mie spalle vedevano il sole anche solo per pochi istanti si riattivava la reazione di ipersensibilità che poi negli anni si è risolta. Ero allergico al sole o avevo paura di scottarmi di nuovo e finire sotto l’ombrellone???
Questo proprio non lo digerisco! Se prendiamo questa frase fuori contesto, il soggetto, “questo”, potrebbe riferirsi ad un nuovo collega, ad un nuovo incarico, ad un brutto voto oppure ad un alimento. Nei primi tre casi il vissuto emozionale negativo può incidere allo stesso modo di un alimento indigesto sulle funzioni del nostro apparato gastroenterico.
La capacità di digerire, trasformare quindi assimilare (rendere a se simile) ciò che introduciamo con la dieta è una funzione arcaica controllata quasi esclusivamente dal nostro sistema nervoso autonomo. Come dalla capacità di procurarci il cibo dipende la nostra sopravvivenza, questa dipende anche dalla nostra capacità di digerirlo e trasformarlo al fine di ricavarne energia e nutrimento plastico.
Il cibo non fornisce solo macro e micronutrienti necessari alla produzione di energia, ci permette di introdurre vitamine, minerali, enzimi, cofattori e molte molecole proteiche che hanno una funzione plastica o regolatoria. Non solo energia, dal cibo otteniamo struttura e regolazione psiconeuroendocrina e immunologica. Il cibo è nutrimento!
L’unica parte del processo digestivo che dipende direttamente dalla nostra volontà è la masticazione, più sarà il tempo dedicato alla masticazione migliore sarà la digestione degli amidi. Tutto il resto del percorso digestivo possiamo sostenerlo e regolarlo con l’aiuto di rimedi che devono tenere conto della fisiologia della digestione evitando di inibire alcuni meccanismi che possono produrre a cascata effetti negativi su tutto il processo. Procinetici e inibitori di pompa sono un classico esempio di farmaci che possono alterare l’equilibrio dei processi digestivi quando vengono utilizzati in modo improprio. I procinetici come la metoclopramide favoriscono lo svuotamento gastrico in tutti i casi di nausea e difficoltà digestive, utilizzati a lungo o impropriamente portano letteralmente a spingere il bolo indigerito verso l’intestino provocando a valle alterazioni dei processi fermentativi e putrefattivi (causa di bruciore, gonfiore e fastidio a livello addominale). Lo stesso accade quando utilizziamo inibitori di pompa protonica come il pantoprazolo senza un adeguato consiglio del medico curante. Talvolta i disturbi digestivi non dipendono da un eccesso di acidità bensì da un deficit di funzione digestiva, in questi casi l’utilizzo di inibitori di pompa che riducono ulteriormente la produzione di acido livello gastrico portano ad una situazione in cui gli enzimi che permettono la digestione delle proteine non saranno attivati con conseguente aumento della quota di proteine che raggiungono indigerite l’intestino causando così un aumento dei fenomeni putrefattivi (gonfiore e flatulenza).
In seguito agli eccessi delle feste può succedere che il nostro apparato gastrointestinale risulti sovraccaricato, in particolare possono aver bisogno di una mano STOMACO – FEGATO – PANCREAS, l’INTESTINO di conseguenza poiché si trova a ricevere tutto ciò che arriva da sopra.
Indipendentemente dall’organo maggiormente coinvolto il consiglio, in questa fase dell’anno, è quello di ridurre il carico cercando di introdurre quantità inferiori di cibo in termini di calorie. La riduzione delle quantità introdotte o l’impostazione di un digiuno intermittente ben seguito possono aiutare il nostro sistema ad attivare i processi fisiologici di detossificazione dalle scorie che abbiamo introdotto in eccesso. Insieme alla riduzione delle quantità introdotte consiglio di introdurre un pool di enzimi digestivi (amilasi, proteasi, lattasi, cellulasi e lipasi) per permettere di sollevare ulteriormente il nostro apparato digerente e permettere in questo modo una digestione completa di ciò che introduciamo. Assumete gli enzimi prima dei due pasti principali. Le tossine espulse dal nostro organismo e le scorie prodotte in seguito all’utilizzo degli enzimi devono essere neutralizzate e veicolate fuori dall’organismo attraverso gli organi escretori e per favorire questo processo vi consiglio 20 giorni di Gemme di Micol BASE da assumere 20 gtt prima di colazione e prima di cena. A seconda dei casi è interessante associare un gemmoderivato specifico per la funzione d’organo: secale, melo e rosmarino per il FEGATO, noce, ginepro e nocciolo per il PANCREAS, tiglio, fico e melo per lo STOMACO, tiglio, fico e mirtillo rosso per il COLON. Considerando che gli eccessi alimentari delle feste in qualche modo avranno comunque adattato la flora del nostro intestino, nella fase iniziale di depurazione è opportuno associare sempre un lisato batterico per almeno 6 giorni al fine di ripristinare un equilibrio della flora.
Merita un particolare approfondimento la “gastrite” che spesso viene curata con “antiacidi” mentre nella maggior parte dei casi è causata da stress dove non aumenta la secrezione di acidi bensì vi è una maggior sensibilità recettoriale all’aggressione acida. In questi casi il sintomo si presenta più facilmente al risveglio, lontano dai pasti e peggiora bevendo caffè o altri eccitanti. Consiglio allora di modulare l’eccesso di stress utilizzando i gemmoderivati di tiglio fico e melo (Gemme di Micol SVB) associati al rimedio floreale MFR 3 nel caso fosse possibile riscontrare anche una componente emotiva. Nella restante parte dei casi la gastrite è causata da un eccesso di acido. Il sintomo di solito peggiora dopo i pasti oppure la sera o nel weekend quando siamo più rilassati. Possiamo alleviare il sintomo proteggendo la mucosa e aiutando la funzione digestiva con gli estratti fluidi di Liquirizia, Camomilla e Menta foglie (Gastrodal) e non abbiate paura della menta in questo caso non si tratta dell’olio essenziale. Particolare attenzione meritano i soggetti allergici che spesso ne soffrono in prossimità del cambio di stagione proprio a causa dell’istamina che fa da booster nella produzione di acido inoltre questi soggetti talvolta sono anche maggiormente sensibili allo stress da adattamento al cambio di stagione. In questi casi è più efficace associare le Gemme di Micol SVB e Gastrodal.
A tutti coloro che necessitano un intervento di ripristino mirato o per chi si pone obiettivi sportivi o di dimagrimento nei primi mesi dell’anno, consiglio sempre di eliminare in questo periodo i “presunti campi di disturbo d’alimento” effettuando un test specifico: SLIMTEST per chi desidera perdere qualche chilo, BIOTRICOTEST per un’azione detox-deflog mirata, TRAININGTEST per favorire la performance e il recupero nello sportivo. E’ molto importante non confondere i “presunti campi di disturbo d’alimento” con le intolleranza propriamente dette e le allergie. Le intolleranze riconosciute ufficialmente sono l’intolleranza al lattosio (secondaria ad un deficit di enzima lattasi) e l’intolleranza al glutine (incapacità di metabolizzare il glutine). Le allergie si riferiscono ad una risposta immunitaria IgE mediata che si scatena in seguito all’ingestione di alimenti, all’inalazione o al contatto con allergeni che provocano quasi sempre sintomi acuti. I test che indagano i “presunti campi di disturbo d’alimento” non sono riconosciuti scientificamente tuttavia ci permettono di identificare alcuni alimenti che rappresentano un campo di disturbo, quindi un probabile carico per il nostro organismo. Per semplificare possiamo dire che l’eliminazione del campo di disturbo per un breve periodo di tempo permette di togliere una zavorra al nostro organismo mentre ci occupiamo di ripristinare più velocemente l’equilibrio.
Un modo per indagare la salute del nostro apparato digerente è osservarne il prodotto. Questa può sembrare la parte più sgradevole del lavoro tuttavia osservare le feci può essere d’aiuto nella scelta dell’integrazione più opportuna. Ricordo sempre quanto diceva una delle mie insegnanti gastroenterologa: “ognuno ha la cacca che si merita” e devo dire che aveva ragione!
Feci caprine associate a stipsi sono spesso dovute ad eccesso di stress e attivazione eccessiva del sistema nervoso simpatico, sarà opportuno ridurre l’eccesso di stress con Magnesium Phosphoricum, Magnesio, o Tiglio.
Feci sfatte e acide ci fanno pensare ad acidosi e probabile carenza enzimatica (stomaco), possiamo utilizzare enzimi e prodotti che riducano l’infiammazione e la putrefazione intestinale.
Feci chiare e grasse indicano un probabile deficit biliare, in questo caso possiamo favorire l’attività della colecisti con fitoterapici come la fumaria, il cardo la genziana in estratto totale.
Feci scure e untuose, possono essere correlate a sovraccarico epatico e ancora una volta alterazioni della bile con disbiosi putrefattiva. Utilizzeremo enzimi e i gemmoderivati di Secale, Melo e Rosmarino per regolarizzare la funzione del fegato.
Feci con muco indicano una probabile disbiosi fermentativa. Consiglio enzimi specifici per ridurre la fermentazione combinati all’azione antifermentativa dei gemmoderivati di mirtillo rosso, mirtillo nero e noce.
Come abbiamo ricordato all’inizio, in alcuni casi, la componente emozionale può essere l’innesco di alcuni disturbi a carico del sistema digerente. In questi casi non talvolta non è risolutivo l’utilizzo di gemmoderivati, enzimi o altri rimedi che svolgono la loro azione specialmente a livello fisico. In questi casi è opportuno utilizzare rimedi floreali sulla componente emozionale. Fare un lavoro sulla propria persona e magari affidarsi ad un professionista della salute mentale può essere importante in questi casi.
Abbiamo capito quanto sia importante la digestione, per questo saper cogliere i sintomi che originano dal nostro apparato gastroenterico è molto importante perché possono essere il campanello d’allarme di condizioni più complesse e disfunzioni più profonde.
Durante il turno di notte Claudia di VitalmenteBIO viene a farmi alcune domande
C: Perché da Farmacista hai deciso di sostenere il mio progetto OLISTICA?
R: Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prima chiederci: chi è e cosa fa un Farmacista? Il Farmacista è un professionista abilitato alla preparazione e alla vendita al pubblico nsdi medicinali. Per curiosità ho provato a chiederlo a ChatiGPT (l’intelligenza artificiale), la sua risposta è stata più articolata: è un professionista del settore sanitario che si occupa della preparazione, della dispensazione e dell’uso corretto dei farmaci e dei prodotti medicali. Il ruolo del Farmacista include la valutazione delle prescrizioni mediche, la consulenza sui farmaci e i loro effetti collaterali, la gestione dei pazienti con terapie multiple e la promozione della salute e della prevenzione attraverso la divulgazione di sani stili di vita e l’educazione dei pazienti. Penso che nelle ultime parole di questa definizione vi sia la vera essenza del Farmacista.
C: Grazie per queste definizioni Roberto, ma per te cos’è un farmacista?
R: Il ruolo originario del Farmacista era quello di rendere disponibile a tutti il Farmaco, dal paesino di montagna alla grande citta. Era il Farmacista preparatore che allestiva il farmaco nel suo laboratorio, all’epoca non c’era l’industria farmaceutica che conosciamo oggi e la distribuzione era più difficoltosa. Nella farmacia del passato il cliente principale era il malato. Parlando di farmaco e di malato è importante fare una riflessione sul concetto di malattia. Cos’è la malattia? Possiamo definire la malattia come l’unica possibilità di fuga da un ordine precostituito: sono malato, non posso, mi fermo. Il medico ha studiato per riportare lo stato di “salute”, la “restitutio ad integrum”. Tuttavia se riporto il sistema nello stato di partenza, che è lo stesso che ha portato alla malattia, non avrò risolto completamente il problema. Da qui allora la domanda: possiamo fare qualcosa di più? Sì, si può. Il farmaco serve e per fortuna abbiamo questa possibilità, tuttavia in alcune condizioni pur impedendo la progressione di alcuni disturbi porta alla loro “cristallizzazione” e quindi ad una sorta di cronicizzazione di questo stato alterato. In questi casivt, a supporto della terapia convenzionale, possiamo fare un gran lavoro agendo: sull’alimentazione, sui sani stili di vita, sul corretto utilizzo dei farmaci (antibiotico- resistenza), sulla gestione dell’aderenza terapeutica (multifarmaco), sull’integrazione e sulla modulazione degli effetti secondari dei farmaci. Sono convinto che per fare questo sia opportuno essere di ampie vedute e rivolgere la nostra attenzione anche verso le medicine complementari.
C: Che differenza c’è tra complementare, alternativa, integrata?
R: Alternativo è ciò che viene utilizzato al posto della medicina convenzionale mentre possiamo definire come complementare tutto ciò che possiamo utilizzare a supporto della medicina convenzionale. La medicina integrata unisce approcci convenzionali e complementari in modo coordinato ed enfatizza l’intervento multimodale. Si possono sfruttare due interventi convenzionali (per esempio: farmaco, psicoterapia, chirurgia, terapia riabilitativa) in associazione a uno o più interventi complementari (agopuntura, yoga, integrazione, omeopatia, gemmoterapia ecc.)
C: Allora quali saranno le nuove frontiere del Farmacista nella tua visione?
R: Penso che le nuove frontiere del Farmacista passino dall’approfondimento e dallo studio di modelli di comunicazione sempre più efficaci nei confronti dei clienti, dalla possibilità di fare rete sul territorio con i vari professionisti sanitari sia nella medicina convenzionale sia in quella complementare oltre allo studio e allo sviluppo di nuovi strumenti finalizzati ad avvicinare il cliente a modelli di sani stili di vita e di sana alimentazione. Qualche anno fa ho avuto l’onore di fare da correlatore per la tesi da Laurea della nostra tirocinante dove si parlava di gemmoterapia e della possibilità proporre la Farmacia come un punto strategico per condurre indagini scientifiche riguardo all’utilizzo di integratori, fitoterapici o altri strumenti finalizzati a migliorare la qualità di vita e di conseguenza la salute dei propri clienti. E con questo penso di aver risposto alla tua domanda iniziale, ho deciso di sostenere Olistica perché ritengo che sia un ottimo strumento divulgativo per avvicinare tante persone al concetto di salute. Hai avuto la capacità di mettere insieme tanti professionisti validi che lavorano tutti con un unico obiettivo: il benessere del cliente/paziente che torna al centro della cura
C: Bene Roberto, quindi facciamo rete per fare benessere!
Come nella poesia di Hermann Hesse, il gemmoderivato di Betulla pubescente ci permette di rimanere teneri, giovani e flessibili. In Farmacia le mie colleghe la chiamano Gemma della Bellezza. Le sue funzioni sono molteplici: sostegno della funzionalità surrenalica (in caso di astenia), regolazione del mesoderma cioè della struttura muscolo scheletrica, sostegno immunitario, astenia psicofisica, ciclo irregolare, disturbi della menopausa. Per un’azione completa, in gemmoterapia, si utilizzano due parti della pianta: le gemme e gli amenti. Infatti la funzione rimineralizzante viene esplicata dalle gemme mentre le funzioni di regolazione ormonale dagli amenti. Il gemmoderivato in soluzione madre (definito anche gemmoderivato concentrato) si assume dalle 15 alle 20 gocce per due volte al giorno. Si utilizza sia nell’uomo sia nella donna. L’azione regolatoria di questo rimedio rende il suo utilizzo sicuro.
Pol Henry descrive la sua azione stimolante sulle cellule di Kuppfer del fegato e dei mastociti del midollo osseo. Nota la funzione drenente e detossificante a livello linfatico attraverso la stimolazione del RES (sistema del reticoloendoteliale)
Se dovessimo pensare ad alcune parole chiave che racchiudano nel loro significato le indicazioni di questo gemmoderivato, queste sarebbero: stanchezza, esaurimento, astenia psicofisica.
Focus sull’esaurimento
Fattori di stress protratti nel tempo coinvolgono la risposta dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che attiva un processo a cascata che termina con la produzione di cortisolo. Questo porta ad un generale aumento del metabolismo che si manifesta con l’accelerazione della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della sudorazione, della respirazione, della concentrazione di zucchero e di grassi nel sangue, con contrazione dei muscoli scheletrici, confluenza del sangue dalle aree periferiche e dagli organi secondari verso cuore, polmoni e muscoli scheletrici, con la riduzione delle secrezioni e della motilità gastroenteriche, con l’innalzamento della soglia del dolore (produzione di betaendorfine) ed infine con la riduzione dell’attività del sistema immunitario.
La Gemma di Betulla pubescente è indicata nell’individuo, sia uomo che donna, che deve reggere lo stress, sovraccaricato di impegni reali o percepiti che finisce con l’andare incontro ad un esaurimento generale. Per sostenere lo stress, l’individuo ha bisogno di cortisolo (ormone della resistenza) di cui aumenterà la sintesi attraverso il colesterolo e il calcio, i carboidrati serviranno invece per produrre energia.
Di conseguenza in queste persone possiamo notare:
• ricerca di carboidrati;
• valori di colesterolo alti;
• aumento dei trigliceridi;
• tendenza depressiva;
Il cortisolo, essendo un ormone iperglicemizzante, tende a causare un’ipoglicemia reattiva dovuta all’eccessiva stimolazione dell’insulina che dà inizio a nuova produzione di cortisolo. Da qui si mantiene un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Talvolta quantità e qualità dell’attività fisica non sono adeguate e, in alcuni casi, possono peggiorare o cronicizzare questa fase di stallo metabolico. Il risultato è che lo zucchero presente nel sangue non verrà utilizzato dai muscoli e l’organismo tenderà ad immagazzinarlo sotto forma di grasso viscerale: l’uomo tenderà ad ingrassare mostrando la classica pancetta, la donna invece svilupperà sopratutto cellulite. Le cellule saranno però sempre più affamate di zucchero, da qui la richiesta continua a livello centrale. L’infiammazione di fondo in questi casi tende ad aumentare. In questi casi può avere senso utilizzare in associazione alla betulla un gemmoderivato come il Tiglio per tentare di calmare questa iper reattività del sistema.
Il protrarsi nel tempo di questo quadro metabolico porterà all’esaurimento delle riserve di cortisolo: la fase di eccitazione, dopo una fase di stallo, lascerà posto alla depressione perché l’organismo, non avendo più risorse, perderà la capacità di reazione. Il risultato di questo processo è l’esaurimento metabolico: la persona non è più in grado di reggere lo sforzo, non ha forza fisica, riesce a sostenersi solo attivando il sistema nervoso (catecolamine). Sente il bisogno di fare pause continue, sperimenta la perdita della libido, dolore alle articolazioni, il gonfiore mattutino di occhi e articolazioni, risvegli notturni e la difficoltà a riaddormentarsi.
Il gemmoderivato di Betulla ci potrà dare una mano a far ripartire il sistema. Tuttavia occorre ascoltare i segnali del nostro organismo e, se possibile, rallentare un po’.
Attenzione a non confondere la Gemma con la Linfa, comunemente nota come Sève de bouleau. Questa ha un’azione prevalentemente drenante e diuretica.
Comunemente siamo portati a pensare che sia un nemico da combattere, l’introduzione nel linguaggio comune del concetto di “colesterolo buono” e “colesterolo cattivo” la dice lunga. Questa convinzione deriva dal pressing mediatico degli anni ‘90, con la distribuzione delle statine (farmaci che inibiscono la sintesi endogena di colesterolo). Attenzione! Non sto dicendo che le statine siano dannose tuttavia solo il medico può fare una valutazione corretta del rischio-beneficio basandosi sull’analisi dei fattori di rischio personali. Culturalmente si è tuttavia diffuso il pensiero che il colesterolo fosse da abbassare a tutti i costi e che il suo innalzamento dipendesse dalla nostra alimentazione. La demonizzazione del “grasso” ha portato alla diffusione di prodotti light (senza grassi), integratori a base di riso rosso fermentato fino ad arrivare ad alimenti specifici per la riduzione del colesterolo. Questo a portato alla drastica riduzione del consumo dei grassi (anche quelli buoni) e insieme ad altri fattori, il risultato è stato un aumento dell’obesità. Iniziamo a sfatare questo mito: il grasso non fa male, consumare grassi buoni (evitando i grassi idrogenati) ci aiuta a migliorarne il metabolismo oltre a fornire energia. Spesso consiglio pack di grassi ai miei atleti!
Allora più che pensare al colesterolo come un nemico da combattere a tutti i costi, domandiamoci a cosa serve e allora scopriremo che è importante per la sintesi della vitamina D, degli ormoni steroidei, per la produzione della bile e la stabilizzazione delle membrane cellulari.
Quando i livelli di colesterolo nel sangue si alzano ciò non dipende da quante uova o formaggi mangiamo, la dieta ha un ruolo marginale e più avanti vedremo quale, il colesterolo aumenta quando iniziamo ad avere le prime difficoltà di resistenza allo stress. Infatti nei giovani i valori, in genere, sono più bassi, con l’avanzata dell’età possono aumentare e nella donna in menopausa (che perde in parte il prezioso aiuto degli estrogeni) i livelli di LDL si alzano. I valori non sono così stabili come spesso si crede, salgono e scendono come abbiamo visto in dipendenza dell’età e il sesso. Tuttavia viene sempre trascurato un fatto molto importante: il colesterolo è strettamente legato ai livelli di stress che ne può alterare i valori di un più o meno 20% anche giornalmente: significa che lo stesso soggetto può avere un colesterolo che varia da 220 a 260.
Senza addentrarci nei meccanismi biochimici vi basti sapere che l’eccesso di stress porta ad un aumento di produzione di Noradrenalina che a sua volta porta alla riduzione dei recettori per LDL e di conseguenza troveremo dei valori di “colesterolo cattivo” più alti. Sempre a causa dello stress, sopratutto se protratto nel tempo, aumenteranno i livelli di cortisolo che stimola la lipolisi (cioè porta all’aumento dei grassi circolanti) e ne diminuisce il metabolismo. La resistenza al cortisolo infine stimola i circuiti di rilascio di DOPAMINA nel nucleo accumbens (area del piacere) che ci spinge a consumare più zuccheri e grassi. Insomma, un vero e proprio circolo vizioso!
Allora non pensiamo solo ad abbassare i valori di colesterolo ma iniziamo a lavorare sulle cause.
Cerchiamo di ridurre il superfluo che ci porta ad accumulare più stress, utilizziamo dei rimedi che ci aiutano a ridurre la percezione di questo stress (spesso parte tutto dal cervello), riduciamo il consumo di alimenti che sostengono l’ipersimpaticotonia (caffè, ginseng, guaranà, cioccolato, solanacee, zuccheri semplici, glutammato ecc) e sopratutto programmiamo nella nostra settimana da 75 a 150 minuti di attività fisica.
Eseguire un test funzionale come il Prefitbodyscan può essere un modo ulteriore per scegliere adeguatamente l’integrazione più corretta al fine di prevenire la resistenza al cortisolo e sopratutto per sentirsi meglio.
Concludo consigliando a tutti coloro che prendono statine o riso rosso fermentato di associare sempre una supplementazione di CoQ10.
Dopo la guida Sintomaticamente e la diretta con la Psicologa Michela Cavallaro, ho pensato di approfondire la tematica de sonno, fondamentale per il nostro equilibrio neurovegetativo. Per questo ho tradotto in digitale e condivido con voi, un test di 27 domande, ideato da Sitaritalia, con lo scopo di distinguere tre tipologie di alterazione del sonno. Secondo il modello funzionale il consiglio del rimedio sarà differente per ciascuna categoria. I consigli che vi darò sulla base delle risposte non si sostituiscono in alcun modo ad una valutazione medica e hanno lo scopo di aumentare la vostra consapevolezza rispetto a questo disturbo.
Se vuoi fare il test, clicca sul link. (ricorda di inserire la mail per avere la risposta al test. Ti chiedo un po’ di pazienza per la risposta :-))
Quando chiedo ai miei clienti come dormono, i più simpatici rispondono: ”di lato”, ”a pancia in giù”, “con il pigiamone della nonna” e non nego che ogni volta che capita mi strappano una risata. Sopratutto perché alcune volte sono seri ed effettivamente non capiscono la domanda. Probabilmente sembra strano che un Farmacista si interessi al loro sonno, essendosi recati in Farmacia per altre ragioni.
Una volta compresa la domanda, la maggior parte delle persone iniziano a descrivermi varie problematiche legate al riposo notturno. In tanti faticano ad avere un sonno ristoratore e questo si ripercuote sul nostro stato di salute fisica e psichica.
Per quanto riguarda i meccanismi fondamentali del sonno, a livello scientifico siamo ancora nel campo delle teorie. Abbiamo tuttavia alcune certezze, una di queste è che durante la notte, il nostro sistema utilizza molta energia: il metabolismo basale non si “spegne”. Questo è un evidente segnale di come il nostro corpo, in qualche modo, utilizzi il riposo notturno per..“fare qualcosa”
Durante il riposo notturno il sistema si attiva per:
– riparare i tessuti
– ripulire la matrice dalle scorie metaboliche
Durante la notte avviene un vero e proprio processo di rigenerazione tessutale e di eliminazione delle tossine prodotte durante la fase diurna (stress). Recentemente abbiamo potuto osservare come, durante il sonno, lo spazio tra le cellule cerebrali aumenti per permettere al sistema nervoso di eliminare le tossine che sono state accumulate durante il giorno. Questi processi sono fondamentali per ripristinare ad integrum le strutture che sono state consumate durante la fase diurna ed eliminare ciò che non deve essere più utilizzato.
Possiamo intuire come un cervello senza tossine sia organo che sicuramente avrà la possibilità di funzionare meglio e questo vale sia per le attività cognitive sia per la corretta gestione delle emozioni.
Il sonno, dunque, è molto importante e qualsiasi sua alterazione dovrà essere presa seriamente in considerazione. Non dobbiamo sottovalutare i disturbi del sonno anche se con gli anni possiamo abituarci a dormire poco o sopportiamo i continui risvegli notturni.
I disturbi del sonno possono essere svariati, tuttavia, per semplificare, possiamo suddividerne i sintomi in due grandi categorie: chi fatica ad addormentarsi e chi invece soffre di risvegli notturni.
Nel primo caso possiamo iniziare con un approccio naturale che ci aiuti a disattivare l’iperideazione che ci tiene svegli. Estratti di valeriana, passiflora lavorano sui neurotrasmettitori della sedazione, l’ escoltiza funziona bene come ipno-inducente, la melissa rilassa. Vi sono dei casi in cui l’insonnia è accompagnata da una sensazione di battito accelerato o addirittura di tachicardia: in questi casi l’aggiunta di biancospino migliora anche queste sintomatologie. C’è chi è resistente a questi rimedi oppure chi sviluppa effetto paradosso a valeriana e melissa (sensazione addirittura di aumentata agitazione), a queste persone consiglio di utilizzare papavero e ginestrino.
Nel secondo caso invece abbiamo di fronte persone che si addormentano facilmente tuttavia non hanno un sonno ristoratore a causa di continui risvegli. Questo è il caso di coloro che “stressano” troppo durante il giorno e di conseguenza, andando in eccesso di recupero notturno, vengono risvegliati nel cuore della notte da vere e proprie scariche di adrenalina. Sedare come nel primo caso sarebbe inutile e spesso controproducente; occorre allora nutrire e sostenere il sistema durante il giorno. Per questo motivo consiglio preparati contenenti camomilla e melissa per regolare il tono del sistema nervoso ma anche luppolo, avena e talvolta iperico per sostenere l’organismo e renderlo più performante durante il giorno.
In tutto questo, la melatonina (molto utilizzata), può essere presa in considerazione come regolatore del primo sonno. Viviamo in una società dove lo sbilanciamento verso la serotonina (ormone del giorno) è netto a causa dell’eccessivo utilizzo della luce artificiale e a causa della luce blu dei nostri smartphone e tablet. Per chi usa la melatonina, consiglio di associare zinco e selenio che aiutano a sostenere anche l’attività della tiroide che è coinvolta nella modulazione del ritmo sonno-veglia.
Ricordiamo però che la melatonina ha un’azione “ormonale”!!!
Un suo utilizzo prolungato potrebbe alterare il nostro equilibrio spostandoci verso la componente depressiva. Meglio utilizzarla con le dovute cautele.