Virus, stress e performance: cosa ci insegna l’Oro di Lollobrigida

È di Francesca Lollobrigida il primo oro italiano alle Olimpiadi di Milano–Cortina! Questa meritata medaglia è solo il lieto fine: prima c’è la storia di una donna che è stata vicina a mollare e poi ha ritrovato se stessa.

Quello che mi affascina, da farmacista, è che in questa vicenda uno dei protagonisti silenziosi è stato un virus. Francesca ha raccontato di essersi ammalata di una forma virale che l’ha messa letteralmente ko proprio nelle fasi più delicate della preparazione olimpica. Ha dichiarato: “mio marito era incredulo, perché ha visto che non riuscivo neanche a salire le scale e avevo perso il fuoco che di solito ho dentro” ed è proprio questa la sensazione che si prova, il virus ci toglie tutte le energie. Non è la prima atleta a cui accade: penso sempre a Gregorio Paltrinieri e alla sua mononucleosi prima della medaglia. Storie simili, in cui atleti di altissimo livello sembrano messi sotto scacco dal virus e poi tornano più forti di prima, fino a conquistare una medaglia olimpica.

I virus arrivano spesso quando meno ce lo aspettiamo e, paradossalmente, proprio quando stiamo preparando qualcosa di importante: nello sport, nel lavoro o nella vita. In realtà non è “sfortuna”. Per capirlo davvero dobbiamo cambiare prospettiva e metterci dalla parte del nostro sistema immunitario, che è in costante relazione con il mondo esterno. È lì che dobbiamo cercare la spiegazione.

Quando siamo particolarmente sotto pressione, il nostro sistema immunitario subisce delle variazioni dovute all’azione prolungata di alcuni ormoni prodotti in condizioni di allerta, tipiche della preparazione atletica di alto livello.

Dal punto di vista biologico, questo ha una logica precisa. Quando l’organismo attiva l’asse ipotalamo–ipofisi–surrene, secerne cortisolo, adrenalina e noradrenalina per attivare i metabolismi energetici e produrre ATP necessaria per le nostre attività. Se questi ormoni rimangono elevati per lungo tempo (come può accadere durante una preparazione olimpica intensa), si verifica una riduzione delle citochine pro-infiammatorie: IL-1, IL-6 e TNF-α. Questo meccanismo è in parte positivo e serve a proteggere gli atleti da danni legati a un’eccessiva infiammazione.

Parallelamente, però, si osserva uno spostamento dell’equilibrio immunitario dalla risposta Th1 alla risposta Th2. La risposta Th1, più efficace contro i virus, diventa meno performante, mentre viene favorita la risposta anticorpale Th2. Questo rende il nostro corpo più vulnerabile alle infezioni virali e, nei soggetti predisposti, può favorire la riattivazione di virus latenti come EBV (mononucleosi), CMV (citomegalovirus), HSV (herpes simplex) e VZV (virus varicella–zoster), appartenenti alla famiglia degli Herpesvirus.

Non tutti gli atleti che preparano competizioni importanti sviluppano infezioni o riattivazioni virali. Infatti questo meccanismo non dipende solo dall’intensità degli allenamenti, ma anche dalle emozioni che stanno vivendo gli atleti in quel momento. Emozioni legate alla svalutazione o al timore di non essere all’altezza possono pesare sul sistema immunitario e favorire uno sbilanciamento che aumenta la vulnerabilità alle infezioni. 

Le emozioni hanno un impatto tangibile sul nostro metabolismo: “ce la farò davvero?” “Valgo qualcosa?” “Sono all’altezza?” E se siamo bravi a lavorare su su di noi in un attimo possiamo passare dalla svalutazione alla rinascita dopo aver superato il traguardo, come è accaduto a Francesca, ed esprimere tutta la gioia di essere campionessa e mamma. 

Questa è la vera essenza dello sport in termini biologici: la capacità di restare in equilibrio sulla su quella linea sottile che separa la nostra capacità di adattamento dall’esaurimento. Non basta una programmazione corretta degli allenamenti: per raggiungere questo equilibrio occorrono una sana alimentazione, un’integrazione funzionale mirata per sostenere il sistema immunitario, una buona regolazione del sistema nervoso autonomo, un’adeguata igiene del sonno e una gestione consapevole delle emozioni.

Il lavoro è necessariamente multidisciplinare. Nel mio approccio utilizzo il Prefitbodyscan, che mi aiuta a comprendere lo stato fisiologico dell’atleta. A partire da questo dato bioelettrico, possiamo impostare un piano di integrazione funzionale che ha l’obiettivo di nutrire dove c’è un’ipotesi di carenza e modulare le funzioni dove c’è un presunto eccesso: ad esempio, tilia tormentosa per chi vive la competizione con troppa ansia, oppure ribes nigrum per chi si sente più stanco e infiammato. Poi ci sono tutte le altre sfumature che rendono ogni atleta unico.

Come ci ha insegnato Paltrinieri, a volte per vincere bisogna anche sapersi fermare al momento giusto e concedere al corpo il tempo necessario per il recupero. Se lo ha fatto lui ad un mese dalla Olimpiadi – conquistando un argento e un bronzo – possiamo farlo anche noi.

Non abbiamo ancora la versione ufficiale, ma è plausibile che anche Francesca abbia dovuto prendersi una pausa di riposo “grazie al virus” per poi tornare più forte di prima e vincere l’oro.

Non ci resta che augurare in bocca al lupo a tutti i nostri atleti azzurri!

Dr. Roberto Camnasio

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